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Dipendenza da Internet (IAD): 3 regole d’oro…!

3 regole d’oro contro l’Internet addiction disorder (IAD) – conosciuto in Italia come la dipendenza da Internet – come proposteci dalla Dott.ssa Kimberly Young:

  • Check your Checking
  • Set Time Limits
  • Disconnect to Reconnnect

La dipendenza da Internet – dipendenza online o da computer – si ritrova sempre più frequentemente nelle vite di adultigenitori – e ragazzi, e purtroppo anche nella quotidianità di molti bambini, caratterizzata da notevoli quantità – crescenti – di “rumore elettronico” che distrae e sabota, fin dai primi anni di vita, le capacità attentive, cognitive e relazionali della persona.

Un cellulare sopra una carta di credito con 3 strisce di cocaina sul display, per rappresentare la dipendenza da Internet. Psicologo online Skype, Velletri e Roma.
Nuove dipendenze: l’Internet addiction…

40 ore trascorse online ogni settimana, che poi diventano tranquillamene 50 o 60 ore, ossia 8 ore al giorno (in Cina, Corea o Taiwan si viaggia sulle 10, 12 ore di connessione quotidiana per il gaming online) sono il sintomo lampante di un problema psicologico importante. Ciò può configurarsi e aggravarsi a seconda delle diverse situazioni cliniche e strutturali della persona. Queste possono emergere da una diagnosi avveduta nei confronti di chi di iperconnessione già patisce o è a rischio.

La dipendenza da Internet o IAD, acronimo coniato dal Dr. Goldberg nel ’95 e problema nei cui studi è pioniera la già citata Dott.ssa Young, non è attualmente classificata come un vero e proprio disturbo psichiatrico a se stante. È affine ai disturbi legati al controllo degli impulsidisturbo ossessivo compulsivo – e si presenta con un quadro di sintomi quali insonnia, ansia, depressione, agitazione e trascuratezza verso se stessi (saltare pasti, igiene, sonno…), verso le relazioni sociali e familiari, il lavoro, lo studio e gli affetti.

Questo articolo riporta molto di quanto detto e tratto dall’esperienza della Dott.ssa Young nel suo lavoro oggi più che ventennale, che orienta lo psicologo psicoterapeuta in modo anche molto concreto. In tale lavoro vi sono comunque notevoli indicazioni pratiche e dirette anche a chi non addetto ai lavori di diagnosi e terapia, vive un disagio collegato alla dipendenza da PC, da smartphone o da game consolle.

La dipendenza può coinvolgere tanto se stessi quanto un proprio caro – coniuge, figlio – un collega o un allievo, che più o meno consapevole del problema, mostra i segnali di una effettiva dipendenza da tecnologia.

Come si può integrare e gestire meglio la tecnologia nelle nostre vite, già cominciandoquando possibileprima che si definiscano delle situazioni patologiche?

Rispetto alla natura dei comportamenti la risposta a tale domanda – nella prevenzione o nella cura di una dipendenza acclarata – è nell’intervenire giorno per giorno sulle singole azioni quotidiane, quelle proprie, quelle osservate e quelle fatte osservare. Intervenire sulle condotte ripetitive, praticate e mostrate alle persone che ci sono vicine (compresi i figli). A tale proposito è da considerare che i comportamenti sono sia consci che inconsci, quali abitudini inconsapevoli ma ben determinate.

Inoltre bisogna tenere presente che fra persone che si osservano, l’una viene presa dall’altra come punto di riferimento (un modello:  il padre o la madre, l’insegnante, l’allenatore… il maestro di karate), al quale automaticamente, i “famosi” neuroni specchio, ci si ispira e – nel bene o nel male del comportamento – si replica il modo di agire delle persone “importanti”.

Rispetto alla reiterazione dei comportamenti la risposta alla domanda di cui sopra – integrare e gestire la tecnologia per uscire fuori da una dipendenza da Internet o per prevenirla – sta nella consapevolezza che è anche questione di contare il tempo trascorso su Internet come se si contassero i bicchieri di vino, ma non si può semplicemente dire che: bere 5 bicchieri di vino al giorno è “normale”, mentre berne già 6 si è – ad esempio – alcolisti. Oltre a contare, misurare e confrontarsi è ancor più necessario guardare ai comportamenti e alle loro conseguenze con onestà e sincerità.

Scrivere SMS mentre si guida oltre ad essere molto pericoloso è solo una parte della patologia, della dipendenza da Internet. Quante volte al giorno si controllano le notifiche del proprio cellulare?

Guardare lo smartphone 50 volte al giorno solo per Facebook, altre 50 per i feed – i tweet – di Twitter, altrettanto spesso si controllano le notifiche, le email e poi ancora WhatsApp, per un totale complessivo di 150 volte al giorno, già è un allarme di IAD.

Il ripetersi di incidenti stradali che incorrono mentre si guida o si cammina perché si sta con lo smartphone deve portare a concludere, sinceramene e onestamene, che l’abitudine è divenuta dipendenza e che non si riesce a smettere: non si riesce a controllare l’impulso ripetitivo che diviene compulsione.

Quando:

  • si perde ripetutamente il sonno; ci si nutre male e/o si saltano i pasti per stare davanti al proprio device, più o meno connesso che sia;
  • non si può andare a scuola il giorno dopo o vi si sta tipozombie” perché non si riesce a smettere di giocare online;
  • mantenere il lavoro diventa impossibile per una Internet dipendenza e/o si smette per via di essa di essere capaci di mantenersi autonomamente quando prima lo si faceva;
  • non ci si svincola affatto dalla casa paterna perché la dipendenza sottrae tempo, energia, mente e cattura il desidero nelle faccende online;
  • i genitori dimenticano o tardano nel prendere i figli a scuola per via non di un traffico imprevisto ma perchécatturatidalla rete;
  • non si preparano più i pasti per la famiglia, non si sistemano più i vestiti e/o non si sta dietro alle faccende domestiche;
  • per fatti del tipo “pornografia su Internet”, si rischia il licenziamentoprovvedimenti disciplinari, la fine di una relazione di coppia, ovvero tali fatti si sono già verificati;
  • in generale vi è un uso improprio della rete e del tempo che viene riservato ad essa e ai diversi dispositivi (device) elettronici, tanto al lavoro, che stando in giro, che a casa.

Mentre in Estremo Oriente le forme di dipendenza sembrano diffuse e visibili anche negli Internet Point, Internet Cafè, eccetera, in America e in Europa il fenomeno è più sommerso e accade frequente nel segreto della casa, rendendosi manifesto solo quando la persona mostra notevoli carenze e problemi. È da tenere presente come in queste situazioni la propria vita in Internet venga spesso tenuta volontariamente segreta da parte di colui o colei che ne sta divenendo dipendente, anche attraverso il mettere in atto una serie di comportamenti, strategie e bugie che tendono a minimizzare il fatto a sé e agli altri, nonostante l’abuso di Internet sia lampante.

Molto frequentemente la dipendenza da Internet è una via di fugaonline – verso una vita più piacevole o supposta tale dalla persona, più piacevole rispetto alla vita reale.

Spesso nell’Internet addiction la creazione di avatar in giochi on line condivisi (MUD), ove si creano personaggi e si raggiungono obiettivi, sono il segnale di come la persona nella vita di tutti i giorni – offline – possa manifestare e patire di:

  • bassa autostima;
  • imbarazzo sociale;
  • timidezza;

disagi che apparentemente spariscono quando la stessa persona si relaziona virtualmente con l’ausilio di tastiera e schermo, dietro ai quali ci si cela “schermati”. Online ci si può guadagnare il “rispetto” tramite personaggi immaginari divenendo: guerrieri, maghi, l’essere il sindaco di una città… eccetera, cosa che sarebbe invece molto più difficile, improbabile o impossibile nella vita reale, perché come avatar si può decidere e scegliere di essere chi e come si vuole.

In questo modo si asseconderebbe il desiderio senza un limite reale, mediante un immaginario senza il limite, ossia senza nessuna macchia o zona opaca, perché a questa – tramite l’online – si può porre più o meno istantaneamente rimedio. Per la persona la realtà quotidiana è zeppa di opportunità e prospettive, ma non essendo infinita – bensì limitata nei suoi gradi di libertà – costituisce anche l’impossibile e la limitazione propria dell’essere “solamente” uomini o donne: non si può fare o essere tutto. Sia il possibile che l’impossibile da una parte alimentano il desiderio, ma dall’altra generano l’angoscia (del fallimento, del giudizio, del “no”, dell’incognita del desiderio degli altri…). La dipendenza potrebbe allora essere il rimedio che la persona sviluppa di fronte all’angoscia stessa, dalla quale fugge assecondando il desiderio online, senza quel limite reale che non si può non incontrare nella vita offline; ma dove il rimedio  non è di certo risolutivo del male. Quest’ultimo (l’angoscia) all’inizio della dipendenza online sembra potersi risolvere proprio attraverso la rete, quando viene invece semplicemente “spostato” in forme inizialmente più tollerabili per la persona, forme che però con il tempo la danneggiano altrettanto: l’angoscia ritorna per altre vie.

In questo mondo connesso e virtuale, attraverso l’espressione che la persona fa del proprio desiderio e dei bisogni, è possibile per chi possiede i software (società e multinazionali) tracciare, studiare e conoscere, e guadagnare, sui comportamenti dei consumatori, proprio su quei desideri, bisogni, emozioni e intenzioni che “virtualmente” questi esprimono. Questa analisi e studio a livello commerciale che ha come oggetto la persona e come obiettivo il business, avviene oggi nel mondo virtuale della rete come continua ad avvenire da diversi secoli nel mondo reale del commercio e della produzione industriale.

Il fatto che da circa 30 anni vi sia un “nuovo mondo” digitale, via via sempre più diffuso, non è un male in sé, un “demone” o il “male assoluto”. Com’è da sempre per quasi tutte le cose anche la rete Internet – i computer più o meno connessi e i software – sono strumenti al pari, ad esempio, dell’energia nucleare, la quale può essere utilizzata sia per curare una malattia sia per distruggere rapidamente una città.

Forse oggi più di ieri vengono pensati e ripensati su vasta scala prodotti vecchi e nuovi, dalle infinite personalizzazioni, per venire incontro ai singoli desideri – concreti e virtuali – agevolando o inducendo tout-court sì il commercio e il consumo, ma anche vecchie e nuove forme di dipendenza e di isolamento sociale che si “appoggiano” sui limiti e sulle debolezze della persona, permettendo ad ognuno di provvedersi un “oggetto” di dipendenza customizzabile.

Che cosa si può fare di fronte a tutto questo quando Internet, i social network e quant’altro assurge allo status di dipendenza?

Un'infermiera fa una flebo ad uno scheletro che naviga al PC comodamente seduto con le gambe accavallate. Psicologo a Roma e a Velletri e online via Skype.
Quali rimedi per la dipendenza da Internet?

Più che proporre e intervenire attraverso la realizzazione di una astinenza totale, la quale è necessaria per l’uso di droghe, alcool e – ad esempio – per il gioco d’azzardo (evitando sempre di entrare al casinò), una via migliore e più proficua è l’affrontare la dipendenza da Internet come se si trattasse di un disturbo – disordine – alimentare.

Come non si può mai chiedere ad una persona di smettere totalmente di mangiare e bere (per tempi indefiniti), al giorno d’oggi non si può chiedere ad una persona di smettere di usare totalmente il PC o la rete. Questo in quanto relazionalità e azioni quotidiane ben praticate – né troppo, né niente – e ben scandite, costituiscono una via di trattamento. Anche fare una semplice telefonata oggi implica riuscire ad utilizzare in modo corretto, senza abusarne, quel computer che è lo smartphone e una domanda di lavoro va presentata online, via mail, mentre la frequenza di una scuola, dell’Università o un’attività lavorativa necessitano tutte che la persona si interfacci con complessi sistemi telematici.

È necessario individuare e praticare un possibile uso positivo di queste tecnologie e si parla, spesso e a volte anche con i pazienti, di:

  • a) dieta digitale;
  • b) nutrizione digitale.

a) Per dieta digitale si può intendere la restrizione del numero di ore online e comunque davanti al PC, anche stando offline, come si farebbe diminuendo il cibo ad esempio pesandolo, per ridurre le calorie:

  • si controlla Facebook una volta al giorno;
  • si controlla Twitter 3 volte al giorno;
  • idem per WhatsApp, Messenger e assimilati;
  • si controlla la mail 2 volte al giorno;
  • quanto sopra lo si fa in massimo 3 sessioni quotidiane;
  • si evita di utilizzare gli schermi prima di andare a dormire;
  • si separano le tre sessioni con attività reali, “fisiche”;
  • ogni sessione avrà la durata di 15 minuti, per un totale complessivo di 55 minuti al massimo, compresa la navigazione web e comprendendovi il prendere, l’avviare, la connessione/disconnessione, lo spegnimento e il riporre uno o più device.

Non si controlla ciascuna applicazione quotidianamente 50 volte, come si farebbe altrimenti, ritenendo – sbagliando – normale fare ciò così spesso perché ci si sta annoiando e perché così si “ammazza” il tempo. Insomma si fa un uso molto controllato di Internet e del device, comprese le App. – le applicazionioffline.

b) Per alimentazione digitale correttanutrizione digitale – si intende ciò su cui si fa click:

  • astenendosi totalmente dal gioco di ogni genere, soprattutto se:
    • si è perso un lavoro;
    • si è interrotto un percorso di studi;
    • si è tornati dipendenti della propria famiglia di origine;
    • non si riesce a gestire il tempo;
    • non si riesce a gestire il denaro;
    • non si pagano gli affitti o le rate;
    • non si riesce a fare la spesa (alimentare) quotidiana o settimanale;
  • astenendosi totalmente dal visitare siti pornografici, chat room (per adulti ma non solo quelle) e/o scaricare materiale pornografico;
  • astenendosi totalmente dal vedere serie televisive, film in streaming o download in caso di binge watching (binge watch) compulsivo.

È opportuno far sì che si svolgano sempre e comunque equivalenti attività reali, per un tempo superiore rispetto alle attività online permesse (vedi sotto) e più in generale per un tempo maggiore in assoluto, evitando l’uso della rete, ad esempio:

  • andare a fare compere nei negozi “fisici” non online;
  • incontrare fisicamente le persone per conversare;
  • parlare direttamente con l’interlocutore e non per sms, aspettare che lo si possa incontrare vis a vis o se necessario telefonando con il normale telefono (o la sua applicazione e non aprendo WhatsApp – o altre App. – con la scusa di fare una chiamata vocale.
  • tenere il WIFI e la connessione dati spenti (OFF) quando si esce di casa o si entra in ambienti dotati di “WIFI-Zone”;
  • non fare conoscenze (socializzare) mediante la rete ma agevolare l’incontro reale con la gente;
  • fare tutte le volte che è possibile la spesa quotidiana e altre attività nei negozi reali, ad esempio, pagare bollettini fisicamente alla posta o in banca… approfittando di una terapeutica coda allo sportello senza metter mano allo smartphone.

Stante quanto detto sopra è comunque possibile utilizzare Internet per cose molto molto pratiche:

  • realizzare ricerche scolastiche, universitarie, professionali;
  • utilizzare l’email per il lavoro (invio di documenti);
  • usare i soldi online per quelle attività indispensabili che non si possono fare in altro modo ma mai in queste situazioni restare da soli davanti allo schermo.

Curare una dipendenza da Internet nell’ottica di una corretta dieta digitale e nutrizione digitale è dunque equivalente a non comprare e mangiare più sacchetti di patatine ma acquistare e nutrirsi di frutta e verdura: bere acqua al posto del vino – acqua al posto delle bevande gassate e zuccherate.

In una simile prospettiva diviene anche possibile e addirittura terapeutico fornire da parte dello psicologo psicoterapeuta consulenza e sostegno psicologico direttamente online, mediante l’uso di Skype in un collegamento in diretta audio e video.

Il trattamento della dipendenza online – IAD – via Internet è impiegato principalmente negli Stati Uniti da parte di un certo numero di terapeuti come sviluppo dell’applicazione della psicologia a distanza. In Italia l’Ordine degli Psicologi ha già stabilito la liceità e la validità della consulenza e del sostegno psicologico online, emanando apposite indicazioni.

Stare online – via Skype – ricevendo un sostegno professionale nel percorso contro la dipendenza dal computer è già un modo di mettere in pratica quanto indicato a proposito di una “dieta digitale” e di una “nutrizione digitale” corretta. Impiegare il proprio – ben limitato – budget di connessione per una seduta di sostegno psicologico equivale a spendere quel tot di “calorie” (tempo di connessione) in modo già adatto, ossia integrando una drastica riduzione delle ore di connessione con una scelta ferrea del dove si fa click e degli ambienti online nei quali ci si muove a discapito di altri, più dannosi.

Ritornando alle 3 Regole d’Oro tratte dal lavoro della Dott.ssa Young, queste permettono in modo immediato di pensare al come restringere e selezionare Internet, abolendo del tutto certe attività.

  1. CHECK YOUR CHECKING: controlla quante volte controlli il cellulare, una due tre, o venti… trenta…? Stare in relazione intorno a un tavolo, a casa, in riunione, al bar senza avere il cellulare fra le mani.
  2. SET TIME LIMITS: darsi dei tempi specifici, ben delimitati, decidendo quando far iniziare e quando finire le attività online e non essere multitasking anche nel mondo reale shiftando fra le persone, i display e le notifiche dei social network. Non parlare con i figli o gli altri e maneggiare il cellulare, non andare a cena fuori e portare e soprattutto usare il cellulare ma lasciarlo silenzioso sul fondo della borsa. Parlare con le persone senza stare anche con gli interlocutori online… Riuscire a prendersi una disconnessione di 48 ore – sabato pomeriggio e domenica senza il cellulare, il pc o la TV interattiva.
  3. DISCONNECT TO RECONNNECT: mettersi a tavola e sconnettersi dal cellulare, dalla tv, entrare in casa e disconnettersi dal mondo digitale, anche da quello che c’è nella propria testa: non parlare dei fatti e dei personaggi che vivono sul web o in televisione. Parlare di altro, di cosa si è fatto, visto e sentito fuori dagli schermi e soprattutto mostrare, mostrare questo diverso modo di fare ai bambini e agli adolescenti, senza sottolinearlo in modo esplicito ma praticando la disconnessione e la riconnessione ad “altro”, in momenti ripetuti della settimana e del mese, per un tempo sufficientemente lungo in modo che ciò si sedimenti nei più piccoli e in chi – adulto – vive accanto.

Proprio i bambini sono i più isolati di fronte al computer e agli schermi.

Al di sotto dei 4 anni fa particolarmente male l’uso di un tablet anche perché – a differenza di un approccio a queste tecnologie ad una età più avanzata – non si realizza nessuna prima “semina” che sia diversa dal mondo digitale e touch. È necessario che la persona – il bambino – in età prescolare e scolare faccia, per la maggior parte del tempo altro, all’aperto quando possibile, con lo sguardo rivolto all’orizzonte e alla vecchia maniera, scrivendo e disegnando a mano, sporcandosi le mani, leggendo dalla carta testi e racconti non pensati per il web ma per una lettura sequenziale linea per linea, pagina dopo pagina. Ciò è sottolineato sempre più spesso da pediatri, neuropsichiatri, esperti dell’educazione e della nutrizione. L’obesità infantile dovuta al poco movimento è in aumento a causa dell’utilizzo eccessivo e statico di Internet anche per i più piccoli. È necessario andare insieme con loro verso un modo – e un mondo – più equilibrato di utilizzare la tecnologia, senza consumarsi, senza essere consumati da essa.

Concludendo si rimanda a 3 precedenti articoli:

  • il primo offre due strumenti semplici e pratici, da regalare sia ad un bambino che ad un adulto, per meglio praticare le 3 Regole d’Oro sopra indicate;
  • il secondo mostra un simpatico esempio del concetto di “apprendimento osservativo”;
  • il terzo fa appello alla poesia di Trilussa per dirci qualcosa della natura umana e delle bizzarrie del suo volere, dei desideri e dei bisogni.

1 ~ A proposito di regali, tecnologia ed educazione

2 ~ Adolescenza… e se i genitori fanno lo stesso?

3 ~ L’incontentabilità

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